/ Library di: Enrico Tognoni

Il virtuale – Pierre Lévy

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“Il virtuale possiede piena realtà in quanto virtuale.”
GILLES DELEUZE

 Partendo dall’importante distinzione tra possibile e reale, messa in luce da Gilles Deleuze in Differenza e ripetizione, Pierre Lévy individua nel processo di virtualizzazione uno slancio creativo che investe oggi tutti gli ambiti della nostra esistenza.

Ma cos’è il virtuale?
Differentemente da quello che si possa pensare esso non si contrappone al reale e nulla ha a che fare con l’immaginario e l’illusorio. Dal latino vis (forza, vigore, potenza) il virtuale, contrariamente al possibile, concede largo margine ai processi di creazione ponendosi non come statico e predeterminato ma come problema a cui dare una risposta.

“In questo senso l’attualizzazione si pone come la soluzione di un problema, una soluzione che non era già presupposta nell’enunciato.”

Ma è nel processo contrario che Pierre Lévy trova un valore rifondativo.

“La virtualizzazione  consiste nel passaggio dall’attuale al virtuale, nell’elevare a potenza l’entità considerata. La virtualizzazione non è una derealizzazione, ma un cambiamento di identità, uno spostamento del centro di gravità ontologico dell’oggetto in questione: anziché definirsi fondamentalmente attraverso la sua attualità, l’entità trova ora la propria consistenza essenziale in un campo problematico.“

Ma lo scirtto di Pierre Lévy non si limita soltanto a un’elegante definizione delle modalità dell’essere e dei processi di trasformazione da una modalità dell’essere ad un’altra ma ci conduce in un percorso di esempi in cui questi concetti vengono applicati ad alcuni fenomeni contemporanei.

“La virtualizzazione del corpo determina una deterritorializzazione del sangue che scorre in una vasta rete per irrorare un unico  immenso ipercorpo ibrido e mondializzato.” Internet.

I sistemi di realtà virtuale ci consentono di essere qui ed altrove allo stesso istante e di vivere esperienze altrui.
Film come Strange Days di James Cameron ci mostrano come una virtualizzazione percettiva possa diventare totale.

La virtualizzazione di un processo di lettura implica il passaggio ad una struttura reticolare di informazioni, fatta di nodi e collegamenti: l’ipertesto.
Risalendo invece il processo, la lettura risulta attualizzazione dei significati di un testo e non mera realizzazione poichè l’interpretazione comporta una parte ineludibile di creazione.

Lo stesso concetto può essere applicato alla città.
Leggere il testo urbano non è mera realizzazione ma processo di attualizzazione poichè l’interpretazione non è univoca  e dipende dal rapporto tra gli strati della città (fisici e immateriali) e le tracce inscritte negli spessori.
Il che implica indubbiamente un processo di creazione che trova la sua sintesi nel codice.

Qualsiasi sia l’ambito di riferimento lo scritto di Lévy ci mostra come la logica del potenziamento si dispieghi nelle vicende nelle quali siamo tutti coinvolti.
In tale logica, il virtuale non costituisce una fuga dalla realtà bensì un potenziamento di essa.