/ Library di: Davide Mariani

La nuova scienza dei sistemi emergenti – Steven Johnson

Img Steven Johnson

“Nell’agosto del 2000 lo scienziato giapponese Toshiyuki Nakagaki ha annunciato di avere addestrato un organismo ameboide chiamato Dictyostelium discoideum a trovare la strada più breve in un labirinto. […] Nonostante sia un organismo incredibilmente primitivo (un parente prossimo dei comuni funghi), senza sistema nervoso centrale, Dictyostelium discoideum è riuscito a trovare i percorsi migliori per il cibo […]. Apparentemente privo di risorse cognitive, Dictyostelium ha “risolto” il problema del labirinto”[1]

Nell’introduzione del suo libro, Steven Johnson racconta del Dictyostelium e inizia a tessere la trama multidisciplinare della sua “guida divulgativa della scienza della complessità”, all’interno della quale passerà attraverso neuroscienze, economia, psicologia evoluzionistica, studi sulle formiche, movimenti no-global, social network, progettazione di videogame e pianificazione urbana.

Il sorprendente “pedigree intellettuale” di un’ameba è soltanto il primo dei molti esempi con i quali Johnson afferma l’assoluta impredicibilità delle “menti connesse”, non tanto per evidenziare i limiti della nostra analisi razionale, quanto per aprirci ad un nuovo pensiero che consideri i sistemi di auto-organizzazione bottom-up.

Da questo nuovo punto di vista viene osservata anche la più concentrata aggregazione di esseri umani, all’interno della quale ciascun individuo esercita una propria influenza sul tutto attraverso complessi cicli di feedback: la città. Soprattutto nel caso delle grandi metropoli, ad una certa scala, sembra che la città possegga vita propria; se non siamo in grado di coglierne il funzionamento, difficilmente potremo arrivare ad una comprensione della società umana nel suo insieme.

“Visti da lontano, nei loro più incontrollabili comportamenti sociali, [gli uomini] assomigliano a formiche. Ma nella società dei biologi non è buona creanza insinuare che le società degli insetti abbiano una qualche relazione con le faccende umane. […] Sono da considerarsi più come macchinette folli, e violiamo le leggi no scritte della scienza quando cerchiamo di leggere talune situazioni umane nell’ottica del comportamente formichesco. Ma per un osservatore attento è difficile trattenersi. Le formiche sono simili agli esseri umani in modo imbarazzante”[2]

Osservando la natura caleidoscopica dei maggiori inurbamenti, ci si chiede, ad esempio, come sia possibile che un sistema, privo di comitati centrali incaricati di comperare e distribuire rifornimenti, riesca ad evitare eccessi potenzialmente letali di carenza o di sovrabbondanza con il passare degli anni e dei decenni. Ci si domanda, in altre parole, come si possano riscontrare quelli che sono i comportamenti di un formicaio (ovviamente in un arco di tempo più breve). Questo ed altri quesiti stimolano il lettore indirizzandolo verso un punto di vista più sensibile e complesso.

Un ottimo libro per chiunque voglia dare un primo sguardo a tematiche inerenti i sistemi emergenti.

“Il complesso di tutte le menti umane sparse sulla terra sembra comportarsi come un sistema vivente coerente. Il problema è che il flusso di informazione è soprattutto unidirezionale. Siamo tutti ossessionati dal bisogno di nutrirci di informazione, il più velocemente possibile; ma ci mancano meccanismi percettivi che ci consentano di capire quale uso venga fatto di quell’informazione. Confesso di non percepire quanto passi per la mente del genere umano, non più di quanto riesca a percepire i pensieri di una formica. E questo dato di fatto può essere un buon punto di partenza per riflettere sul problema.”[3]

 



[1] When Slime Is Not So Thick, BBC News, 27 Agosto 2000

[2] L. Thomas, in The Lives of a cell, p.11, Viking Press, United States, 1974

[3] L. Thomas in  La nuova scienza dei sistemi emergenti di S. Johnson, p.8, Garzanti Libri s.p.a., Milano, 2004