/ Urban Culture di: Enrico Tognoni

Urban De-Coding

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L’espansione incontrollata degli insediamenti e la deregolamentazione metropolitana determinata dal fallimento dagli strumenti regolatori individuano nuovi assetti e caratterizzazioni
dello spazio urbano. A nuove caratterizzazioni corrispondono nuove forme di criticità insediativa che investono in particolar modo la città nei contesti periferici  dove i fenomeni di cambiamento si manifestano con maggior intensità.

Le città, così come siamo ancora abituati a considerarle, sono infatti profondamente cambiate. Non esistono più confini certi che ne delineino un’interezza omogenea. Quello che emerge dall’analisi dei mutamenti in corso è il delinearsi di uno spazio urbano sempre più indefinito e dilatato, le cui regole  di crescita e di trans-formazione risultano più simili a quelle di organismi viventi che non a una qualsiasi delle leggi che hanno costruito storicamente le nostre città.

Uno spazio che alla nettezza dei confini certi e all’unitarietà contrappone una realtà frammentata in cui i pezzi giustapposti, come tessere di un mosaico, risultano accostati gli uni agli altri in maniera incerta e contraddittoria. Uno spazio non estensivo ma intensivo in cui convivono e si relazionano spazialità e temporalità diversificate.

Se facciamo riferimento alla città non solo come a un ambiente costruito ma come a un contesto di rapporti sociali, politici ed economici, appare immediatamente chiaro come non sia possibile definirne con un disegno unitario l’evoluzione nel tempo poiché le  attività in cui le persone sono coinvolte si modificano continuamente a seconda delle relazioni a scala locale e territoriale determinando cambiamenti nell’uso degli spazi.

Il continuo cambiamento nell’uso dello spazio urbano individua modalità di espressione sempre nuove; a nuove espressioni corrispondono nuove forme di identità urbana.

“Il governo del territorio, così come il governo dei corpi, deve essere indagato come  un tessuto plurale e complesso, attraversato da infinite e mutevoli relazioni: le configurazioni degli attuali modi di vivere e produrre il paesaggio contemporaneo non possono essere ricondotti unicamente ai tradizionali ambiti disciplinari ma devono essere indagate secondo un approccio che si può definire proprio della geografia dell’espressione, ossia di una narrazione che pur tenendo fermi alcuni importanti snodi concettuali riesca  a leggere in vario modo il territorio, le sue stratificazioni[¹].”

“Leggere il territorio” per noi oggi non è quindi più espressione tanto ardita. Siamo stati abituati a ritenere quasi letterale questa espressione. La città è un testo, o meglio, un ipertesto che non può essere letto senza ambiguità e si presta a molteplici  fraintendimenti poiché i segni che ne costituiscono il codice sono da sempre oggetto di cancellazioni (parziali o totali) e riscritture.

Note


  1. Villani T., Athena Cyborg. Per una geografia dell’espressione: corpo, territorio, metropoli, Milano, 1995, mimesis, p.7  ↩