/ Urban Culture di: Enrico Tognoni

Stratificazioni

palinsesto

La storia non è continua. E’ fatta di permanenze e di perdite.
La presenza costituisce la manifestazione di ciò che nel tempo permane mentre l’assenza imprime, mediante la traccia, la sua memoria nel territorio.
Il risultato è una superficie stratificata nel tempo, con scritte, cancellature (parziali o totali) e segni: il palinsesto.

“Il territorio, sovraccarico com’è di tracce e di letture passate, assomiglia piuttosto a un palinsesto. Per insediarvi nuove strutture, per sfruttare più razionalmente certe terre, è spesso indispensabile modificarne la sostanza in modo irreversibile. Ma il territorio non è un contenitore a perdere né un prodotto di consumo che si possa sostituire. Ciascun territorio è unico, per cui è necessario riciclare, grattare una volta di più (ma possibilmente con la massima cura) il vecchio testo che gli uomini hanno inscritto sull’insostituibile materiale del suolo, per deporvene uno nuovo, che risponda alle esigenze d’oggi, prima di essere a sua volta abrogato. Alcune regioni, trattate troppo brutalmente e in modo improprio, presentano anche dei buchi, come una pergamena troppo raschiata: nel linguaggio del territorio, questi buchi si chiamano deserti.”     A.Corboz

La città e il territorio contemporaneo appaiono come una materia  densa e impenetrabile in cui la storia si dispone in strati e addensamenti. Nel tempo la città accumula segni, storia e memoria.
L’identificazione stessa di territorio presuppone la definizione di determinate caratteristiche relazionali di spazio e tempo, leggibili rispettivamente attraverso i concetti di sovrapposizione e stratificazione.
Queste possono fornirci una proiezione letterale dell’immagine di un territorio in un certo momento, come accade nella pianta di Roma che Nolli ha disegnato nel 1748, oppure possono costituire la trama di intreccio tra fatti e finzione, come avviene nella rappresentazione del Campo Marzio di G.B. Piranesi del 1762, dove gli edifici dell’età imperiale vengono collocati nel tessuto urbano del XVIII secolo.
In entrambi i palinsesti, la relazione (spaziale o temporale), intesa come intersezione e interazione di strati, apre alla modificazione di codici e alla loro combinazione.

Roma costituisce l’esempio per eccellenza di questo concetto tanto da rappresentare una vera e propria fobia per Sigmund Feud che nelle sue lettere private, confessò di essere terrificato dall’idea di tanti strati sepolti, strutture urbane distrutte e nascoste sotto la superficie, allo stesso tempo presenti e assenti, visibili e invisibili.

Un’interessante analisi della forma di Roma e delle sue trasformazioni:
ex_urbe – the shape of Rome