/ Urban Culture di: Andrea Nepori

Web layers

information superhighway

The Internet Archive è una biblioteca digitale che tiene traccia dei contenuti del Web. Crea sedimenti artificiali a partire da una materia impalpabile ed effimera incline a sparire o ad essere sostituita senza lasciare alcuna traccia tangibile ed offre una finestra temporale che permette di osservare l’evoluzione di un sito Web nel corso del tempo.
L’iniziativa promuove uno sforzo di storicizzazione attiva, di tipo quasi museale, che crea stratificazioni artificiali e allo stesso tempo fornisce gli strumenti per osservarle.

La necessità di produrre una memoria artificiale della Rete che ne contrasti la volatilità dei contenuti è interessante soprattutto se pensiamo quanto il lessico specifico del Web, di Internet e più in generale delle reti peschi a piene mani dal lessico dell’architettura (e viceversa).

Le metafore architettoniche abbondano, perché adatte a descrivere in maniera comprensibile la complessità delle interconnessioni che rendono la rete Rete.
Per descrivere la struttura del Web ricadiamo spesso nella visualizzazione di un contesto urbano virtuale[1] ed iper-esteso che semplifichi la comprensione dell’ambiente nel quale ci muoviamo per “estendere la nostra coscienza”[2].

Per quanto le similitudini lessicali siano così pregnanti da lasciar intuire un’estensione fisica della sfera semantica del “modello architettonico” che descrive così bene il “villaggio globale” del Web, non vi è alcuna analogia fisica e dunque nessun meccanismo di stratificazione sul territorio virtuale della Rete.

L’inesistenza di vincoli spaziali delimita l’efficacia della metafora architettonica (non ho alcuna necessità di demolire un vecchio sito prima di crearne uno nuovo, tanto per fare un esempio banale) e la velocità con cui si possono sostituire gli elementi costitutivi di una struttura sul Web non lascia praticamente alcun sedimento né detrito, a meno che non vi sia una volontà di conservazione da parte del costruttore. Il web non è di per se un palinsesto: ciò che scompare, non lascia traccia sulla superficie di scrittura.

La “stratificazione attiva” dell’Internet Archive è ancora più potente della stratificazione architettonica vera e propria, perché non è un insieme di segni sul territorio, la cui lettura varia al variare della scala e del codice di interpretazione. E’ una conservazione che ha più a che fare, come dicevamo, con la conservazione museale (una conservazione della memoria digitale che potrebbe definirsi feticistica).

Ovviamente non è possibile pensare il Web e più estesamente la Rete Internet siano completamente a-spaziali. Sappiamo bene che i dati sono fisicamente conservati in grandi Datacenter (il cui impatto sul territorio è tutt’altro che irrilevante), viaggiano sotto forma di pacchetti di segnali attraverso cavi sottomarini o nell’etere come onde elettromagnetiche inviate e ricevute da ponti radio e satelliti.
La cosiddetta “information superhighway” (altra metafora “infrastrutturale”) è il segno tangibile che il mezzo Internet lascia sul territorio. Una traccia che dice molto sulla fisica delle comunicazioni che permettono l’esistenza della Rete e molto poco o nulla, però, della sua natura ontologica.

L’assenza di una “stratificazione passiva”, fisicamente inevitabile, del Web (che ne tradisce, in questo senso, la natura mediatica e ne testimonia una certa a-temporalità) è resa ancora più interessante dal contrasto con l’abbondanza di modelli “a strati” (o meglio: “livelli di astrazione successiva”) utilizzati per descrivere in maniera formale la Rete Internet, i protocolli di comunicazione e le altre strutture alla base del Web, o, ancora, i linguaggi di programmazione.
Si prenda, un esempio su tutti, il modello OSI (Open Systems Interconnection) che dal 1978 è, di fatto, lo standard ISO utilizzato per descrivere le reti di calcolatori.

The model groups similar communication functions into one of seven logical layers. A layer serves the layer above it and is served by the layer below it. For example, a layer that provides error-free communications across a network provides the path needed by applications above it, while it calls the next lower layer to send and receive packets that make up the contents of that path. Two instances at one layer are connected by a horizontal connection on that layer.[3]

osi_model


  1. Tendenza ancora attiva, che tuttavia si sta affievolendo con il tempo e si renderà sempre meno necessaria per le generazioni future. E’ difficile immaginare, oggi, una riproduzione della naivëte di un progetto come GeoCities, la directory di siti suddivisa in regioni geo-tematiche che pure è sopravvissuta fino al 2009 dopo l’acquisizione miliardarie da parte di Yahoo! poco prima dell’esplosione della dot-com bubble.  ↩
  2. Marshall McLuhan – La galassia Gutenberg: nascita dell’uomo tipografico. 1962  ↩
  3. The OSI Model – Wikipedia  ↩